Gli ETF sono tra gli strumenti finanziari più utilizzati da investitori privati, consulenti e operatori istituzionali. A metà 2026 il patrimonio investito nell’industria globale degli ETF ha raggiunto il record di $23.080 miliardi, con una crescita del 16,3% rispetto alla fine del 2025. Nei primi cinque mesi del 2026, gli ETF avevano inoltre raccolto $1.070 miliardi di nuovi flussi netti, il valore più elevato mai registrato per questo periodo dell’anno.
L’offerta disponibile è altrettanto ampia. Oggi nel 2026 sono presenti oltre 17.000 ETF di oltre 1.000 provider. Dietro molti di questi prodotti si trova un universo ancora più grande, quello degli indici. Esistono infatti oltre 3 milioni di indici azionari, obbligazionari e legati ad altre asset class, anche se soltanto una parte viene utilizzata come riferimento per la costruzione di ETF.
Questi numeri mostrano quanto il mercato degli ETF sia diventato importante, ma anche quanto possa essere difficile orientarsi. Due fondi simili possono differire per indice replicato, costo, composizione, liquidità, distribuzione dei dividendi e livello di rischio. Per investire in ETF in modo consapevole, quindi, non basta scegliere il prodotto più “famoso” o quello che ha ottenuto il rendimento migliore nell’ultimo anno.
Cosa sono gli ETF
Iniziamo dalle basi. ETF è l’acronimo di Exchange Traded Fund, cioè “fondo negoziato in Borsa”. Come un fondo tradizionale, un ETF raccoglie il capitale di numerosi investitori e lo investe in un insieme di strumenti finanziari. A differenza di molti fondi comuni, però, le sue quote possono essere comprate e vendute durante la giornata di negoziazione, in maniera simile alle azioni. La maggior parte degli ETF è di natura “passiva”, ossia cerca di replicare l’andamento di uno specifico indice. Un ETF sull’S&P 500, per esempio, offre un’esposizione alle società incluse nel principale indice azionario statunitense. Esistono tuttavia anche ETF obbligazionari, settoriali, tematici, monetari, sulle materie prime ed ETF gestiti attivamente che non seguono necessariamente un benchmark.
Acquistando un ETF, un investitore può quindi ottenere un’esposizione a centinaia o migliaia di titoli. Questo rende gli ETF strumenti utili per diversificare il portafoglio, ma non significa che ogni prodotto sia automaticamente ben diversificato.
Gli ETF possono replicare il proprio benchmark acquistando tutti i titoli che lo compongono oppure selezionandone un campione rappresentativo. Questa seconda soluzione viene spesso utilizzata quando l’indice contiene migliaia di strumenti o include attività difficili da negoziare. Molti ETF, tuttavia, non possiedono gli strumenti dell’indice che tracciano ma lo replicano in maniera sintetica, ossia utilizzando contratti derivati.
Quali sono i vantaggi degli ETF
Il primo vantaggio degli ETF è la possibilità di ottenere una diversificazione elevata attraverso un singolo strumento. Un ETF azionario globale, per esempio, può investire in società appartenenti a Paesi, settori e valute differenti.
Un secondo vantaggio è rappresentato dai costi generalmente contenuti. Nel 2025, negli Stati Uniti, l’expense ratio medio ponderato degli ETF azionari era pari allo 0,14%, mentre quello sugli obbligazionari indicizzati era dello 0,09%. In Italia (Borsa Italiana) il costo medio nel 2025 era dello 0,30% circa.
Gli ETF offrono inoltre molta trasparenza. L’investitore può conoscere con facilità l’indice replicato, le partecipazioni, il TER, il patrimonio gestito e la politica dei dividendi. Il TER, o “Total Expense Ratio”, rappresenta il costo annuale sostenuto dal fondo per la propria gestione. Un TER dello 0,20% equivale indicativamente a un costo di €20 all’anno ogni €10.000 investiti. Il costo viene sottratto direttamente dal patrimonio del fondo e incide progressivamente sulla performance. L’AUM, cioè “Assets Under Management”, indica invece il patrimonio complessivamente gestito dall’ETF. Un AUM elevato può essere un segnale della diffusione e della sostenibilità commerciale del prodotto, ma non indica performance migliori. Infine, il dividend yield misura il rapporto tra i dividendi distribuiti e il prezzo di una quota. Non rappresenta un rendimento garantito visto che le distribuzioni possono cambiare nel tempo.

Come analizzare la composizione di un ETF
Il nome di un ETF non racconta tutta la sua struttura. Anche un fondo composto da centinaia di titoli può presentare una forte concentrazione nelle società con maggiore capitalizzazione. Per questo è utile controllare le partecipazioni, il loro peso complessivo, la distribuzione geografica e l’esposizione ai diversi settori. Un ETF globale potrebbe, per esempio, avere una percentuale elevata investita nel settore tecnologico o nel mercato USA.
L’analisi della composizione aiuta inoltre a individuare le sovrapposizioni. Due ETF con nomi e indici differenti possono detenere molte delle stesse aziende. Acquistarli entrambi potrebbe quindi aumentare la concentrazione del portafoglio anziché migliorare realmente la diversificazione.

Come confrontare diversi ETF
Per confrontare correttamente due o più ETF è necessario partire da prodotti con obiettivi simili. Un ETF azionario globale non dovrebbe essere giudicato soltanto in base al rendimento rispetto a un ETF obbligazionario, perché i due strumenti svolgono funzioni differenti.
Tra gli elementi più importanti da confrontare rientrano l’indice replicato, il TER, l’AUM, la politica di distribuzione, il rendimento storico, la volatilità, la composizione e la liquidità. Il rendimento passato può fornire informazioni utili, ma non garantisce risultati futuri.
Anche la volatilità deve essere interpretata nel giusto contesto. Un ETF che presenta oscillazioni più contenute non è necessariamente migliore: potrebbe semplicemente offrire un’esposizione diversa o avere un potenziale di rendimento inferiore.

Quale ruolo svolge un ETF nel portafoglio
La domanda corretta non è sempre “qual è il miglior ETF?”, ma “quale funzione deve svolgere questo ETF nel mio portafoglio?”.
Un ETF può rappresentare il nucleo principale della strategia, aggiungere esposizione a un’area geografica, introdurre una componente obbligazionaria o concentrarsi su uno specifico settore. La sua adeguatezza dipende dagli altri strumenti già detenuti, dall’orizzonte temporale, dagli obiettivi finanziari e dalla capacità di sopportare le perdite. Comprendere cosa contiene un ETF e quale ruolo svolge nel portafoglio è più importante che inseguire il prodotto con il rendimento recente più elevato.
Halley permette di andare oltre la valutazione del singolo prodotto, collegando composizione, costi e rendimento degli ETF alla struttura complessiva degli investimenti.
Fonti: ETFGI, ICI, Borsa Italiana, Yahoo Finance, Bloomberg
